|
[22/5/2005]
# 4_Evelina Schatz
Senza titolo
A mio padre lascerò
brandelli di infanzia
e qualche dubbio.
A mio marito, come un proclama,
il desiderio mai appagato
di illuminato amore.
A mio figlio
lascerò qualche poesia
e il mio spirito di madre.
aprile 1988
Melodia ebraica
Finito lo spazio, andrò
a sbattere contro il tempo.
Morirò in un giorno di orgogliosa bellezza,
la fine di quel giorno è imprevedibile
come una passeggiata sotto la pioggia.
Sul viso – lacrima di mercurio è calda.
aprile 1988
Terrazzo all'incanto
e mentre per l'ultima volta
innaffiavo del giardino le piante
una calda partecipe voce
cantava altre gemme ormai
altri germogli
e tutte le mogli del trovatore
come i 40.000 fratelli d'Amleto
demagliavano il canto ora costretto
ora barocco
al cospetto del vile dolore
non sempre greco, a volte sciocco
in assenza del classico tocco
ti assicuro
è per poco
e non è una filastrocca
è solo nomade pausa
Milano, giugno 1996
Giardino in via Ozieri
Quel minuscolo giardino
della dimora melanconica e ospitale
metafora o rima della villa che è palazzo
della ragione virtuale, e più ancora:
disegno o progetto della civile sorte
in un porto di mare limpido e burrascoso.
Le navi dell'immaginaria geografia –
tra gli arrivi e partenze l'aria tira di sofìa –
sono biblioteche torbide: rifugio unico
intelleggibile dell'instancabile guerriero
ovvero del suo Altro. È quella altrità,
misterico respiro, a conferire sapore
di cantina o di stiva (privilegiati luoghi
delle rime) a quel minuscolo giardino –
zattera che salpa verso il largo.
Milano, 1996
Per Adina
piccola sonnambula
della notte
girovaga alata
fra il tintinnio
di cristalli
rotti per rinascere
fiori a stella intermittenti
suoni-o-luci
cocci
in mezzo
il piccolo topolino d'argento
in fuga.
E già in volo
Milano, 16 novembre 2000
Postumo suono
il desiderio dell'ignoto
osservare e tacere, finalmente
non scrivere. Il rullo dei tamburi
di Sicilia ancor più marziale
più sensuale.
Postumo suono.
Ricordo i tuoi occhi invernali.
Gelidi. Innaturali. Per poco morbidi
soavi. Ti prego, amore mio, non
semplificare la vita quasi non ci fosse
Castel di Tusa, 28 febbraio 2002
Dell'utopia
dapprima finii fra le braccia
di un italiano: fu una lunga festa
di fuochi d'artificio, a lustro di dolore.
Poi arrivò per salvarmi un cinese:
fu scoperta di fughe e di avventure
in un acquario di pesci sconosciuti.
Dopo la morte all'italiana
mi gettai fra le braccia
di un russo: fu un fiasco,
quindi fra quelle di un tedesco:
fu il campo
sul declinare delle opportunità
sempre in preda a violento spirito di utopia
decisi di offrirmi in sacrificio finale all'ultimo uomo
del mio sofferto consunto e sciupato pianeta d'amore
fu uno scenario moderno
dell'incontinenza della crudeltà,
quella mentale e quella sconosciuta
per cui si possa finalmente
chiedere il divorzio
all'intero genere maschile
non lo fece
ci sono i ricercatori gli inventori e i pionieri
ci sono gli avventurieri e i rivoluzionari
ci sono piccoli principi e napoleoni
che non possono fare a meno dell'utopia
ci sono le donne che credono nell'amore
come gli ebrei nel Dio unico di innumerevoli nomi
in questo senso mi sento giudeo Piccolo Principe Napoleone
sempre in mezzo alla disfatta
in lotta incessante per la stella d'amore
Pantelleria, 30 aprile 1995 - Milano, 20 luglio 2003
Senza titolo
ho da dare una notizia
al mio giardino
che non c'è
Milano, febbraio 2004
Se morissi
se morissi?
domanda labirintica
quindi cabalistica
sostanza oppressiva
percorsa in ginocchio
a ogni epoca il suo
qualche calvario c'è sempre
Venezia, febbraio 2004
Lapide
Tempi dei morti
e di disvalore:
lezione di morte
Libertà dei gesti all'insegna
dell'eros:
l'anarchia degli affetti
febbraio 2004
Senza titolo
decodificare i silenzi
costruire i paesaggi
dell'assenza
Milano, 13 febbraio 2004
Grammatica del desiderio
mentre mi spoglio
di verso in verso
distanza che separa
il desiderio dal corpo
la carne dall'anima
si fa indolente
ora è la castità
a governare i passi
sempre più svogliati
il fascino della finzione
in declino e con lui
l'avverbio della passione
Milano, 13 febbraio 2004
A Giampiero Neri
Quando la gioia si riduce
ad aver un tetto e un poco di caldo,
e non è poco,
diventa comprensibile
come tutte le sofferenze
in un succedersi serrato
onde di un mare
frettoloso e disarmato
di fronte all'essere uomo,
non sono state in vane.
È ora di rallentare.
Milano, 6 gennaio 2005
La città
a Milano come a Berlino
tutti – soli
nessuno ha tempo
affollato spazio
colonia di un'unica
assenza
dagli schermi giganti
calcio a squarciagola
acquari di pesci impazziti
i vecchi
come orologi solitari
al bar
sognano il tempo passato
così
dimenticando di moire
il ricordo –
altra forma dell'oblio:
si riparte da zero –
altra vita
forse sono
un poeta estinto
in un buco temporale
e neanche più angoscia
berlinese di Shklovskij e di Ugresich
amara come polveri sottili che pesano
Hai tempo?
No, perchè?
e poi un'altra volta –
neanche più perchè
Milano, giugno 2006
Non più attesa
come un aspide, si insinua nell'amore-fissazione
un funebre rovello
neanche la presenza cancella la passione d'impazienza
l'assenza
è l'ambito che abito nel bel mezzo del mio incessante dolore
ora
chiodiforme maniacale attesa
che aspettavo?
lascia il posto alla natura delle
cose da contemplare
nell'assoluto delle illusioni
non più attesa
Pantelleria, 21 ottobre 2006
Evelina Schatz
torna a Ospiti
|